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Funghi in Brianza, 5 boschi dove cercarli in autunno: da Montevecchia al Monte Barro

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Con l’arrivo dell’autunno torna il momento della ricerca dei funghi in Brianza. Per trascorrere una giornata nei boschi non è necessario raggiungere le vallate alpine: tra la provincia di Monza e Brianza, il Lecchese e la Brianza comasca ci sono diverse aree naturali caratterizzate da ambienti adatti alla presenza di numerose specie fungine.

Da Montevecchia al Monte Barro, passando per la Valle del Lambro e la Brughiera Briantea, ecco 5 zone da conoscere per cercare funghi in Brianza. La presenza di funghi, naturalmente, non è mai garantita: dipende dalle precipitazioni, dall’umidità, dalle temperature e dalle caratteristiche del singolo ambiente.

1. Montevecchia e Valle del Curone

Uno dei primi territori da prendere in considerazione è il Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, nella Brianza lecchese.

I boschi occupano una parte importante dell’area protetta. Sui versanti più elevati sono presenti rovere e roverella, mentre nelle zone più basse si incontrano farnia e carpino bianco. Nella parte settentrionale del Parco sono inoltre presenti estesi castagneti.

Nelle aree più umide lungo il Curone crescono anche ontano nero e pioppo. L’interesse micologico della zona è documentato dallo stesso Parco, che dedica una sezione ai funghi presenti sul territorio e rimanda a un censimento comprendente oltre cento schede. Tra gli esempi figurano specie appartenenti ai generi Leccinum, Armillaria e Morchella.

2. I boschi di Triuggio nella Valle del Lambro

Per chi parte da Monza, una delle alternative più vicine è rappresentata dai boschi di Triuggio, all’interno del Parco regionale della Valle del Lambro.

In questa zona il Parco segnala la presenza di vecchi nuclei boschivi di farnia e rovere. Complessivamente i boschi occupano circa un quarto dell’area protetta, per una superficie di circa 2.500 ettari, con robinie, querce, castagneti e zone più umide caratterizzate da ontani e salici.

L’interesse per i funghi è testimoniato anche dalle pubblicazioni realizzate dal Parco, tra cui una guida dedicata al riconoscimento delle specie e un volume sui funghi della Valle del Lambro.

Chi visita l’area deve però rispettare le indicazioni dell’ente e utilizzare i sentieri e i percorsi esistenti, evitando di attraversare liberamente la vegetazione.

3. Inverigo e Briosco

Restando nel Parco della Valle del Lambro si può proseguire verso nord, tra Inverigo e Briosco.

I due territori comprendono zone che conservano un buon grado di naturalità e vecchi nuclei di farnia e rovere. Il Parco ha inoltre realizzato un percorso geologico, naturalistico e storico che collega Inverigo e Briosco.

È una possibilità interessante per abbinare una passeggiata nei boschi della Brianza alla ricerca dei funghi. Anche qui, però, non esiste alcuna certezza sul raccolto: le condizioni possono cambiare rapidamente in funzione del clima e dell’umidità.

4. Meda e la Brughiera Briantea

Un’altra zona da conoscere è il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea, soprattutto nella sua parte settentrionale tra Meda e la Brianza comasca.

Boschi, radure e zone umide possono ospitare numerose specie fungine. Nel settembre 2026 lo stesso Parco ha dedicato un approfondimento alla stagione dei funghi e ha documentato anche un esemplare appartenente al genere Leccinum nei pressi del laghetto della Polveriera.

Un possibile punto di riferimento per esplorare il territorio è il sentiero Meda-Montorfano, itinerario di circa 26 chilometri che attraversa la Brughiera tra prati e boschi e prosegue verso la provincia di Como.

È fondamentale rispettare le regole dell’area protetta. La raccolta dei funghi è infatti vietata in alcune zone, comprese determinate aree di rimboschimento, scarpate, zone con vegetazione particolarmente fitta e ambienti umidi.

5. Monte Barro, centinaia di specie censite

Spostandosi verso l’Alta Brianza lecchese si incontra il Parco regionale del Monte Barro, raggiungibile principalmente dall’area di Galbiate.

Si tratta di un territorio particolarmente interessante dal punto di vista micologico: secondo i dati del Parco sono state censite circa 600 specie di funghi in 665 ettari.

Sul Monte Barro opera anche uno specifico Gruppo micologico, affiliato all’Associazione Micologica Bresadola e alla Federazione Micologica Lombarda. Il territorio dispone inoltre di circa 44 chilometri di sentieri segnalati e comprende ambienti differenti, dai boschi ai prati fino ai versanti più asciutti.

Il Monte Barro è quindi interessante non soltanto per chi spera di raccogliere qualche esemplare, ma anche per chi vuole conoscere più da vicino la biodiversità fungina del territorio.

Raccogliere funghi in Lombardia: le regole da conoscere

Prima di partire è importante conoscere le norme sulla raccolta dei funghi in Lombardia. Nella maggior parte del territorio regionale la raccolta è gratuita, ma Comunità montane ed enti gestori dei parchi possono stabilire contributi, limitazioni e disposizioni specifiche.

La normativa prevede che la raccolta avvenga dall’alba al tramonto ed esclusivamente a mano. Il limite ordinario è di 3 chilogrammi al giorno per persona, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa per le Armillaria.

È vietato smuovere lo strato di humus o il terreno. I funghi raccolti devono inoltre essere trasportati utilizzando contenitori rigidi e aerati, in modo da consentire la dispersione delle spore.

All’interno di parchi, riserve e altre aree protette possono essere applicate ulteriori restrizioni. Prima di iniziare la ricerca è quindi sempre opportuno controllare il regolamento dell’area interessata e la segnaletica presente sul posto.

Dubbi sui funghi raccolti? Il controllo è gratuito

Riconoscere correttamente una specie è fondamentale. Un fungo non dovrebbe mai essere consumato soltanto perché assomiglia a una fotografia trovata online, su un’app o all’interno di una guida.

ATS Brianza mette a disposizione dei cittadini il servizio dell’Ispettorato Micologico per il controllo e la certificazione dei funghi spontanei destinati all’autoconsumo. Il servizio è gratuito.

È consigliabile sottoporre ai micologi l’intero quantitativo raccolto e non soltanto alcuni esemplari. Nel territorio possono infatti essere presenti anche specie tossiche o potenzialmente molto pericolose.

La ricerca dei funghi in Brianza può quindi diventare un’occasione per scoprire boschi e parchi a pochi chilometri dalle città, purché venga affrontata rispettando l’ambiente, i regolamenti locali e soprattutto le necessarie precauzioni prima del consumo.

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