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A Monza la nuova tappa della voce dei giovani con “se ora, lontano – un’altra voce esiste”

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Prosegue il tour nazionale del film nato per dare voce ai giovani, il 10 giugno arriva al CAPITOL ANTEO di Monza, dopo le tappe in Lombardia di Pavia e Bergamo. In sala gli autori.
Mercoledì 10 giugno ore 21.
Gli autori racconteranno l’idea che ha ispirato il film e dialogheranno con il pubblico.

10 giorni, 10 notti, 11 giovani, un’antica pieve sconsacrata, un progetto da realizzare: una radio libera per far conoscere la loro voce, una voce come non l’avete mai sentita. Un racconto poetico, spiazzante e “politico” della cosiddetta Generazione Z narrato attraverso due sguardi, quello dell’autore e quello dei ragazzi stessi.

E se ora, lontano – un’altra voce esiste, il documentario creativo diretto da Massimo Selis, autore del soggetto e della sceneggiatura con Belinda Bruni, e realizzato dalla casa di produzione Phausania Film con il patrocinio del Comune di Perugia, vuole dare e restituire voce ai giovani.
Una voce potente e commovente che troppo spesso resta muta o non ascoltata. I giovani protagonisti esprimono le loro originali visioni sul mondo dimostrando che in loro vive una profonda ricerca di senso che chiede di essere ascoltata: la politica come impegno dal basso che chiama in causa ciascuno di noi; la riscoperta di un’appartenenza comunitaria dove il destino del singolo è parte di un destino più grande; la consapevolezza
di una tecnologia sempre più invasiva che altera anche la percezione della propria identità; il bisogno di relazioni autentiche, vere, da costruire fuori dal virtuale; la ricerca spirituale vissuta in un mondo sempre più materialista e votato all’apparenza e molti altri temi che stanno loro a cuore.

Ambientato nel cuore dell’Umbria sulle colline sopra il lago Trasimeno, in un paesaggio quasi non toccato dall’uomo, un’eco del Decameron di Boccaccio ci raggiunge entrando in ascolto di questi ventenni che si ritrovano, condividono tempo e storie, imparano a vivere insieme; sullo sfondo un mondo complesso e in decadenza, ma proprio per questo vissuto come opportunità di cambiamento.
Sono “dialoghi filosofici” quelli a cui partecipiamo, nei quali ci immergiamo non come meri spettatori. Ma le parole di questi giovani non restano affatto sganciate dalla realtà, hanno un potere creativo, sono premessa all’azione.

La fotografia di Dario Di Viesto e dello stesso Massimo Selis lascia parlare la natura e l’antica pieve, che diviene quasi il dodicesimo personaggio. Il film racconta due sguardi, con due stili di regia e di montaggio.
La macchina da presa compone quadri fissi dove il montaggio è quasi assente e il tempo si dilata, l’iPhone entra nelle scene, passa di mano in mano tra i protagonisti e restituisce un tempo frammentato, dinamico. Il risultato è un’opera che oltrepassa i limiti del documentario, che mescola osservazione e narrazione, creando quasi un genere a sé.

La colonna sonora originale, firmata da Fabio Di Viesto, “accompagna e mette in rilievo la dimensione poetica del film. Entra nei momenti in cui le parole si fermano, tra le immagini e i silenzi, in una zona più emotiva e interiore, che le parole da sole non raggiungono”, come lui stesso descrive il lavoro creativo che ha portato alla realizzazione della musica.
Ma c’è anche un’altra musica nel film! Quella composta e interpretata dagli stessi protagonisti all’interno delle scene, che accompagna il loro incontrarsi, confrontarsi, raccontarsi. È la loro creatività che si fa arte condivisa.

La visione del film offre allo spettatore un’esperienza immersiva in cui il tempo si modifica. Il tempo di Khronos divoratore, della nostra quotidianità, si interrompe e lascia la scena al tempo di Kairòs, un tempo dilatato, umano in cui ogni momento è denso, pieno. Quasi un manifesto estetico-filosofico che, senza aggredire, mette a nudo la vorticosità della nostra vita e suggerisce che un’altra visione è possibile.
Il finale è costruito come una lettera allo spettatore. Una lettera che invita a portare nella nostra realtà l’atmosfera di quei giorni alla pieve. Perché l’ascolto, la lentezza, la profondità delle domande, la vivace creatività, non devono restare come una “pausa” dal mondo, ma al contrario devono entrarci per donargli una nuova forma. Perché la bellezza è un “oltre” che si concretizza qui, ora.

FONTE: Ufficio stampa film


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